Action for Happiness Italia è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) nata per diffondere anche in Italia i valori del movimento internazionale di cui è una diretta emanazione, e per supportare in lingua italiana chiunque desideri diventare un Ambasciatore di Felicità.

Chi aderisce all’Associazione fa una promessa:
“Mi impegno ogni giorno attraverso azioni concrete per creare più felicità e meno infelicità nel mondo intorno a me.”

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione è composto da:

Maurizia Moltoni Sartori – Presidente e Ambasciatrice del Movimento per l’Italia dal 2012
Maurizia Moltoni Sartori x sito
Cinzia Conte – Vice Presidente
CinziaConte
Alessandra Balbinot – Segretario
alessandra-balbinot

Il Soci Fondatori dell’Associazione (detti “Pionieri”) sono:

Andrea Monterrubio Alvarado
AndreaMonterrubio
Giuliana Fino
giuliana-fino
Nicola Teatin
NicolaTeatin
Sanna Sartori
sanna-sartori
Isabella Giallongo
isabella-giallongo
Luca Tessaro
LucaT
Giovanna Coviello
giovanna-coviello
Paola Spaliviero
PaoloaS

I Volontari

Un ringraziamento speciale ai volontari che hanno contribuito alla realizzazione di questo sito:

  • Enea Benedetto
  • Giuliana Fino
  • Isabella Giallongo
  • Maurizia Moltoni Sartori
  • Andrea Monterrubio
  • Felicia Nugau
  • Sanna Sartori
  • Silvia Sartori
  • Paola Spaliviero
  • Giada Stevanin

1) Ognuno di noi può influenzare la propria felicità e quella delle persone con cui entra in contatto.

Esiste un grande numero di azioni che possiamo mettere in atto per promuovere la nostra felicità e quella degli altri. Anche se è in parte determinata da fattori al di fuori del nostro controllo – come i nostri geni o le circostanze – la nostra felicità è influenzata in modo significativo dalle scelte consapevoli che facciamo ogni giorno e dal modo in cui decidiamo di reagire a quello che ci succede.

La felicità è anche contagiosa, quindi quando stiamo bene contribuiamo alla serenità delle persone con cui ci relazioniamo.

2) Per essere più felici dobbiamo dare priorità a ciò che genera felicità.

Le relazioni positive rappresentano il più importante contributo “esterno” alla nostra felicità. Per questo dobbiamo mettere le persone al primo posto e fare tutto quello che possiamo per creare relazioni positive, amorevoli e collaborative all’interno delle nostre famiglie, delle organizzazioni e della comunità a cui apparteniamo.

Una buona salute mentale è il più importante contributo “interno” alla nostra felicità. Per questo è nostro dovere prenderci cura della nostra salute emozionale e psicologica allo stesso modo di quella fisica e offrire un maggiore supporto alle persone che soffrono di ansia o depressione.

3) Aiutare gli altri è essenziale per creare una società più felice.

L’individualismo ci allontana dalla felicità. Aiutare gli altri invece contribuisce a renderli più felici ed è allo stesso tempo un modo per rendere noi stessi più felici e più sani. L’atto di donare sviluppa connessioni positive tra gli individui, contribuisce a dare un senso alla nostra vita e ci rende più tolleranti nei nostri confronti e in quelli degli altri. Dare agli altri rende le nostre comunità forti e aiuta a costruire una società più felice per tutti.

1

Le ricerche condotte in UK e negli USA dimostrano che le persone non sono più felici adesso di quanto lo fossero negli anni ’50, nonostante l’imponente crescita economica.

2

Alcune società sono più felici di altre. Ad esempio, se la Gran Bretagna fosse felice come la Danimarca, avremmo 2.5 milioni di persone in meno che si definiscono “non molto felici” e 5 milioni in più di quelli che si definiscono “molto felici”.

3

La fiducia è il maggior fattore che determina la felicità in una società. I livelli di fiducia variano enormemente tra i Paesi. La percentuale di persone che afferma che la maggior parte della gente merita fiducia è solo del 30% in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, valore che 40 anni fa era pari al doppio. Ma nei Paesi scandinavi questo valore è ancora del 60%, e queste sono anche le nazioni più felici.

4

La stabilità economica ha un grande effetto sulla felicità di una società, mentre la crescita economica nel lungo termine ne ha meno. La disoccupazione riduce la felicità al pari della perdita di una persona cara.

5

La felicità delle persone può essere modificata in maniera permanente. Ricerche dimostrano che per molte persone, lunghi periodi di tristezza sono seguiti da altrettanto lunghi periodi di felicità.

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Il fattore esterno che maggiormente incide sulla felicità dei singoli è la qualità delle relazioni umane. In ogni società, la famiglia o altre relazioni strette sono le più importanti, seguite poi dalle relazioni sul luogo di lavoro e all’interno della propria comunità. Il fattore intrinseco più rilevante è invece la salute mentale. Ad esempio, se prendiamo un campione di persone di 34 anni, lo stato del loro benessere mentale all’età di 26 anni spiegherebbe il loro attuale livello di felicità 4 volte meglio del loro reddito.

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I livelli soggettivi di felicità riportati dalle persone sono correlati con misure oggettive dell’attività cerebrale e con i resoconti degli amici, con associazioni causali ovvie tra gli eventi della vita e i successivi comportamenti.

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Fare del bene è uno dei miglior modi per sentirsi bene. Le persone che si prendono maggiormente cura degli altri sono più felici di quelle che se ne curano meno. Quando le persone fanno del bene vengono stimolate le aree cerebrali deputate alla gratificazione così come avviene per qualsiasi altra ricompensa.

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L’empatia fa parte della natura umana. Se un amico viene colpito da una scarica elettrica, nel nostro cervello viene stimolata la stessa area cerebrale di quando la scarica viene data a noi.

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Ricevere un compenso in denaro può ridurre il piacere di donare. Ad esempio, se i donatori di sangue vengono divisi in due gruppi, uno dei quali viene pagato dopo la donazione mentre l’altro no, più persone del gruppo che non riceve denaro è portata a donare sangue.

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Diversi studi hanno dimostrato che distribuire soldi rende le persone più felici che non spenderli per se stessi.

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La proporzione di studenti americani che pensa sia essenziale o molto importante sviluppare una filosofia di vita che abbia un significato è scesa dal 65% negli anni ’60 al 45% di oggi.

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Ricerche sulla salute mentale condotte in molti Paesi non hanno dimostrato nessun miglioramento della stessa o, in alcuni casi, addirittura un peggioramento. In Gran Bretagna la proporzione di adolescenti con problemi emotivi o comportamentali è più che raddoppiata dagli anni ’70.

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I nuovi approcci psicologici come la terapia cognitivo-comportamentale possono letteralmente trasformare l’esistenza. Nell’arco di 4 mesi, metà delle persone affette da depressione o disturbo d’ansia di lunga durata trattate con queste metodiche può tornare a condurre una vita normale.

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Le persone che frequentano 8 sessioni di training in tecniche di consapevolezza (mindfulness) sono, in media, del 20% più felici ad un mese di distanza rispetto al gruppo di controllo, e anche il loro sistema immunitario ne beneficia. Un addestramento di questo tipo può portare a cambiamenti strutturali nel cervello, tra cui un aumento nella densità della sostanza grigia nell’ippocampo, fondamentale per i processi di apprendimento e di memoria, e nelle strutture coinvolte nell’auto-consapevolezza, compassione e introspezione.

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In un esperimento, le persone con un atteggiamento positivo erano meno predisposte a contrarre l’influenza quando esposti al virus.

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La nostra felicità influenza le persone che conosciamo e quelle che loro conoscono. Le ricerche dimostrano che la felicità di una persona a noi vicina aumenta la condizione di felicità del 15%. La felicità di un contatto di secondo grado (ad esempio, il coniuge di un amico) l’aumenta del 10% e quella di un contatto di terzo grado (ad esempio l’amico di un amico di un amico) del 6%.

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Molte persone ritengono che saranno felici se raggiungeranno il successo. Tuttavia, recenti scoperte nell’ambito della psicologia e delle neuroscienze dimostrano che questa formula funziona al contrario: la felicità alimenta il successo e non viceversa. Quando abbiamo un atteggiamento positivo, il nostro cervello è più motivato, stimolato, creativo, energico, resiliente e produttivo.

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Le emozioni positive – come la gioia, l’interesse, l’orgoglio e la gratitudine- non ci fanno stare bene solo al momento, ma condizionano il nostro benessere nel lungo termine. Le ricerche dimostrano che provare più emozioni positive che negative (in una proporzione di 3 a 1) conduce ad un punto chiave superato il quale diventiamo naturalmente più resilienti alle avversità e maggiormente attrezzati a raggiungere gli obiettivi. L’evidenza che lega un atteggiamento ottimista alla longevità è più forte di quella che lega l’obesità ad una aspettativa di vita ridotta.

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La felicità, nell’arco della vita, ha un andamento a “U”: siamo più felici da giovani e da anziani, e meno negli anni centrali.